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Origine: АrсhDаilу

NOLISTRA Housing / Architettura LAN

© Charly Broyez

© Charly Broyez

Colori sulla città. Il blocco Saint-Urbain ha ora completato la zona di sviluppo urbano Étoile a Strasburgo. Situato tra il cimitero di Saint-Urbain e il Parc de l’Étoile, delimitato da un lato dall’ampio viale Jean Jaurès e dall’altro dalla strada transfrontaliera E52, il nuovo quartiere appare come un’isola urbana, una colorata emersione in l’orizzontalità dei paesaggi di Neudorf.

© Lorenzo Zandri

A scala locale, il progetto attiva un importante collegamento tra il centro cittadino e il quartiere di Neudorf. A scala regionale, costituisce una delle pietre miliari del progetto di urbanizzazione “Deux rives”, che a sua volta si estende fino a Kehl in Germania. In questa posizione strategica, otto edifici incarnano oggi l’ambizione urbanistica della nuova Euro-metropoli nel dare forma a oltre 21.500 mq di un programma immobiliare misto, composto da 178 unità abitative, un hotel, uffici e spazi commerciali. Nella sua dimensione e nella sua ambizione, Saint-Urbain è un nuovo frammento della città ecologica, democratica e viva che sta prendendo forma oggi.

© Lorenzo Zandri

Un’isola urbana. Il blocco Saint-Urbain sfrutta una condizione di relativo isolamento per affermare la propria identità e generare una nuova intensità. È un’isola urbana che poggia innanzitutto su un’offerta programmatica completa e autonoma. Emergendo un ambiente di flussi, i sette volumi del nuovo quartiere poggiano su una base attiva composta da negozi di alimentari e servizi essenziali, distribuiti attorno ad un orto. È un luogo attraente per il lavoro ed è situato in posizione ideale per il turismo urbano (un hotel Aloft è stato aperto lì a settembre). Insulare, ma perfettamente collegato al resto della città.

AssonometricoAssonometrico

L’alloggio – offerto in termini di proprietà gratuita, assistita o intermedia, o come edilizia sociale – risponde alla diversità delle possibili situazioni di vita. Se la diversità funzionale dell’isolato fornisce energia alla vita quotidiana dei suoi utenti, la sua diversità residenziale consente a ciascun individuo di immaginare di risiedervi a lungo termine.

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La sostenibilità degli edifici è una questione centrale. Ciascuno degli edifici offre elevate prestazioni in termini energetici, pur mantenendo elevati livelli di comfort. Come prima risposta architettonica alla crisi di salute pubblica che stiamo vivendo da marzo 2020, questa nozione di comfort degli spazi abitativi è un’ambizione principale. Grandi finestre forniscono a tutte le unità abitative un’ampia luce naturale, mentre generose logge completano le unità come estensioni esterne, sia aperte che intime, e necessarie per la vita collettiva.

Il progetto va oltre (e trasforma) l’elemento modernista della lastra, mettendone in scena la scomparsa. La vegetazione assume una posizione centrale in questa strategia: tutte le terrazze sul tetto e l’intera base sono piantumate. Oltre a massimizzare la ritenzione idrica, il principio del reimpianto dell’isolato consente di ristabilire continuità ecologiche con gli spazi verdi adiacenti, il Parc de l’Étoile e il cimitero di Saint-Urbain. Significa andare oltre gli obiettivi di un’ecologia basata sulle prestazioni e verso un’ecologia del benessere, in casa e nel proprio quartiere.

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La sostenibilità degli edifici è anche una dichiarazione di impegno. Come scrisse una volta Baudelaire: la forma della città cambia, ahimè, più velocemente del cuore di un mortale! I nostri tempi non sarebbero in contraddizione con questo, e l’incertezza che caratterizza quest’epoca ci costringe a pensare in modo diverso alla durata della vita degli edifici. Le scelte costruttive che hanno guidato la costruzione dell’isolato Saint-Urbain ne anticipano così le possibili evoluzioni future: gli involucri portanti consentono di liberarne le campate interne, con una costruzione razionale che lascia aperte tutte le possibilità di layout e di evoluzione delle programma.

Pianta tipica Pianta tipica

Storia delle finestre. Raccolti attorno a un giardino comune, gli otto volumi del progetto Saint-Urbain compongono insieme un isolato denso e compatto. Il vis‐à‐vis e la corretta spaziatura degli isolati contribuiscono alla domesticità del quartiere e accrescono il senso di appartenenza. Tra il visibile e il nascosto si giocano sia l’intimità della vita familiare che l’urbanità della vita collettiva.

© Charly Broyez

L’architettura qui garantisce socialità di vicinanza e allo stesso tempo si apre al paesaggio urbano e agli orizzonti metropolitani. È l’esperienza di questo specifico ed estremamente qualitativo rapporto di scala che si propone, a partire da un’attenta riflessione sulla finestra e sulla sua ripetizione.

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Questa idea della ripetizione dell’architettura da parte dell’architettura stessa è essenziale in questo caso. È attraverso la ripetizione, prima di tutto, che il progetto raccoglie la storia della città. Le forme architettoniche del blocco Saint-Urbain ripetono infine quelle del passato. Attraverso il design e la composizione delle loro facciate, assemblano le facciate storiche di Strasburgo e aggiungono nuove pagine verticali alla capitale alsaziana. L’architettura del progetto gioca su questa trasmissione culturale come linguaggio in cui la finestra sarebbe la prima parola.

ElevazioneElevazione

Anche l’architettura è di per sé ripetitiva. Questa condizione mira a un livello di neutralità e si gioca nel rapporto tra gli elementi che compongono gli edifici, la loro struttura, i loro profili e i corpi che li attraversano. La finestra e la sua moltiplicazione, in file e colonne, permette il collegamento tra queste scale dell’architettura e dell’uomo.

© Lorenzo Zandri

Infine, la ripetizione è democratica. Indipendentemente da chi abita dietro queste mura, vista dallo spazio pubblico, l’unità delle facciate ristabilisce l’uguaglianza dei suoi abitanti come cittadini.

© Charly Broyez
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